«Buon pomeriggio e benvenuto! Cortesemente può chiudere la porta? Oggi sembra esserci un vero e proprio diluvio, e non sia mai esca il poco calore di questa stanza!»
Non mi ha dato il tempo neppure di mettere tutti e due i piedi nella stanza. Ho ancora il braccio con l'ombrello fradicio fuori dalla porta e già devo esibirmi nel mio più garbato “Mi scusi”.
«Oh, nessun problema! Anzi mi scusi lei per la mia eccessiva apprensione per la dispersione di calore ma, sa, è da molto che aspetto. L'ombrello può metterlo lì, nel portaombrelli sotto l'appendiabiti. Ah, le parole composte! Sono così, mi passi il termine, genuinamente infantili!»
Seguo le sue indicazioni e infilo l'ombrello in un portaombrelli stracolmo – devo fare spazio tra gli altri, stranamente asciutti – e appendo il mio trench gocciolante.
«Strano tempo per Giugno vero? Ma d'altro canto si sa: i temporali più forti sono quelli inaspettati. Anche lei è un paziente del dottor Caputi?»